Aggregazione Veneta in Corte Costituzionale in difesa dei diritti dei Veneti

La salvaguardia dei diritti umani deve essere il nostro primo e fondamentale obbiettivo, tanto più in queste ore in cui i venti di una guerra globale hanno ripreso a soffiare.

La difesa dei diritti umani, ossia fondamentali, si fa in tante maniere, non solo garantendo la sicurezza personale, la salute, il lavoro, ma anche garantendo il diritto di costituire una famiglia e accudire ai propri figli, indipendentemente dal credo religioso e dall’appartenere ad una minoranza (etnica, nazionale o linguistica). Insomma il diritto ad un pacifico e giusto vivere rispettoso della diversità.

Anche il Papa ha ripetuto che non c’è pace senza giustizia, ed è altrettanto vero che non c’è giustizia senza pace. Infatti, se le prime vittime della guerra sono la verità e la giustizia, subito dopo la guerra nega alle persone i diritti essenziali, compresa l’integrità psichica, fisica e la vita, e i più esposti sono i bambini e le donne.

I diritti umani sopraddetti vanno difesi specialmente quando c’è la pace, anche chiedendo imparzialità alla giustizia indipendentemente dal credo religioso o dall’appartenere ad una minoranza (etnica, nazionale o linguistica).

Sono valori che accomunano tutti gli individui, e vanno difesi contro tutte quelle fazioni che li negano, anche quando fossero vertici religiosi, o governativi o fazioni politiche.

Con questa ottica, su incarico di Aggregazione Veneta e firmando anche a titolo personale, il 6 aprile 2017  ho depositato in Corte Costituzionale l’opposizione alla richiesta del Governo di cancellare per intero la legge della Regione Veneto n. 28 del 2016 che riconosce ai Veneti i diritti umani fondamentali di minoranza nazionale.

Il ricorso è arrivato a contare 28 pagine di motivazioni giuridiche specifiche che dimostrano la assoluta infondatezza delle pretese del governo.

Abbiamo quindi incluso ulteriori 3 pagine di comprovate discriminazioni a danno dei Veneti, nella cultura, nella società, nelle istituzione e nel trattamento fiscale. Infatti non solo paghiamo più tasse ed evadiamo meno degli altri cittadini italiani, ma ricevono pure meno trasferimenti per i servizi.
Nella formazione i Veneti vengono svantaggiati con punteggi più bassi, venendo così esclusi in gran numero dai posti pubblici.
L’amministrazione pubblica nelle Venezie è grandemente dominata da non veneti come non avviene da nessuna parte d’Italia e probabilmente del mondo.
La lingua veneta, che ha le stesse caratteristiche linguistiche del Friulano, del Ladino dell’Occitano, ma storia molto più lunga (è il volgare più antico d’Italia ) ed è pure stata lingua di uno Stato, non viene riconosciuta in violazione della Costituzione e dei diritti umani internazionali.

Insomma a noi Veneti attualmente in maniera discriminatoria vengono negati di fatto anche i diritti di uguale partecipazione riconosciuti agli altri cittadini.

Poiché l’Avvocatura dello Stato ha messo per iscritto che i Veneti sono privi di una storia (!) ed di una identità(!) e di una lingua (!), abbiamo aggiunto 13 pagine di riferimenti bibliografici, storici, linguistici che richiamano sommariamente 3200 anni di storia comprovata.

Abbiamo dimostrato la sussistenza odierna del popolo Veneto contro le affermazioni del Governo, ma non dovrebbe nemmeno succedere che un Governo metta in discussione dati del genere, già di per sé questo dimostra un razzismo delle Istituzioni italiane, ed una assimilazione forzata dei Veneti, un genocidio culturale.

Poiché la Corte Costituzionale dovrà decidere in sostanza della esistenza o meno dei Veneti e del diritto del Governo di negare o meno la loro esistenza, i membri di Aggregazione Veneta hanno concordato di chiedere alla Corte Costituzionale se per caso abbia qualche efficacia la legge 212 del 2010 , che con decorrenza 1 gennaio 2013 ha cancellato l’ annessione del Lombardo-Veneto del 1866. Ma sullo stesso punto abbiamo chiesto alla Corte Costituzionale di verificare, anche fosse valida l’annessione, se il Governo possa decidere chi noi Veneti siamo, poiché nel plebiscito del 1866 a votare furono ammessi in grande quantità i soldati italiani, e per altro sotto l’indicazione di un governo “fantoccio” del Regno d’Italia che di fatto non doveva nemmeno essere presente nel territorio.

Abbiamo indicando alla Corte Costituzionale la Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia del 1866 con la quale i Veneti venivano esclusi dal voto sotto i 21 anni e per censo ed in tutta la Lombardia, mentre ai soldati italiani e ai volontari anche di 16 anni veniva dato il diritto di votare in un territorio non ancora del Regno, e per di più non si votò nella maggior parte del territorio del Lombardo-Veneto, nell’intera Lombardia, determinando la nullità del voto a prescindere dall’esito.

In sostanza non solo non furono i veneti a votare, ma non si votò liberamente come previsto dal Trattato internazionale di Vienna del 3 ottobre 1866.

Abbiamo chiesto alla Corte Costituzionale anche di rigettare il ricorso del Governo, perché depositato oltre i 60 giorni prescritti dalla Costituzione (art.127), che certo non possono essere travalicati da una legge o da un regolamento di procedura.

Qualora la Corte Costituzionale verificasse la tardiva presentazione del ricorso del Governo, non si entrerebbe nemmeno nella discussione e si potrebbe passare alla piena applicazione della legge impugnata, che ricordo, è del tutto valida e in vigore fino alla sentenza.

La Corte potrebbe però anche discutere nel merito, e verificare la nostra correttezza e le gravi violazioni che subiamo.

Oppure potrebbe anche escluderci come parte del procedimento, ingiustamente, così da poter dare ascolto solo al Governo e alla Regione, che nulla ha scritto sulle violazioni di diritti umani e su molto altro che subiscono i veneti.

Data l’evidenza che ai Veneti vengono negati fondamentali diritti umani e sono sottoposti ad governo coloniale e documentato razzista, un cattivo esito della causa ci costringerebbe invece alla Corti internazionali per la protezione dei nostri diritti umani.

E’ infatti del tutto evidente e comprovato che ai Veneti viene preclusa la partecipazione nei media, nelle Istituzioni, nelle carriere, e vengono trattati da semplici produttori di reddito da spremere il più possibile, in maniera del tutto specifica ed oppressiva come non avviene da nessuna parte d’Italia, ma nemmeno del mondo: non è nota al mondo una popolazione altrettanto spremuta fiscalmente, oppressa e negata nei suoi diritti fondamentali anche linguistici e culturali, esclusa dalla partecipazione pubblica. Basti l’esempio di come i risparmiatori delle banche venete, in grande prevalenza di identità Veneta, si siano visti trasformati per legge in “speculatori”, e cosi i loro risparmi siano stati azzerati, in modo che lo Stato non venisse chiamato a garantire il loro risparmio come costituzionalmente dovuto. Una legge illegale quella sulle banche venete, che perfino nel nome ha il segno del vero obbiettivo, “il patto marciano”.

Ci vorranno diversi mesi per la sentenza,e ci sarà una finestra per ulteriori memorie.

Spero che almeno in quella occasione la Regione Veneto si allinei alla nostra richiesta di popolo veneto, e che rivendichi finalmente anche essa il fatto che una cosa sono i Veneti ed il popolo veneto con le sue caratteristiche storiche, linguistiche e sociali, un popolo che si distribuisce in più regioni e più stati e che è presente in tale ampia fascia da millenni, ancor prima della Venetia ed Histria romana.

Mentre un’altra cosa sono i residenti in Regione Veneto, che evidentemente non sono tutti Veneti, ufficialmente circa l’11% dei residenti sono stranieri e probabilmente il 25% dei residenti sono sì cittadini italiani, ma di origine non veneta .

Se la Regione non rivendicherà i nostri diritti di veneti e i diritti umani lesi, se in sostanza negherà anche essa i diritti di minoranza nazionale specifica di una parte della popolazione regionale, negando anche il fatto che l’identità veneta si estende in più regioni, in pratica contemporaneamente chiuderà essa stessa la porta ad ogni autonomia regionale, perché a prescindere dai risultati referendari che ci saranno una Regione non ha diritto all’Autonomia se non quando c’è una specialità o una minoranza da tutelare, come dimostrano le altre regioni autonome.

Certamente con la sentenza, qualunque essa sarà, lo status giuridico dei Veneti non sarà più lo stesso: potrà essere quello di minoranza riconosciuta e protetta, oppure di minoranza negata e oppressa, ma certamente i Veneti prenderanno coscienza dei loro diritti, e se necessario, le vie delle corti internazionali.

Loris Palmerini – Portavoce di Aggregazione Veneta