Comitato Belle Costumanze Venete
Il Comitato per le Belle Costumanze Venete è stato fondato intorno al 2002 da Giuseppe Segato con il sostegno di diversi attivisti delle cultura veneta con l’obbiettivo della riscoperta e della divulgazione della storia istituzionale e calendariale della Serenissima e delle sue manifestazioni.
La rinascita dell’identità: Il Calendario e il Capodanno
Nei primi anni Duemila, Giuseppe Segato era un punto di riferimento morale e culturale, e dopo la sua detenzione per i fatti risalenti al 1997 decide di spostare la battaglia quasi esclusivamente sul piano culturale e dei simboli quotidiani e delle ricorrenze storiche.
Nasce così il Comitato con l’obiettivo di “istituzionalizzare” dal basso il Capodanno Veneto del 1° marzo (il Cao de Ano).
La battaglia del “More Veneto”
La tesi scientifica e culturale promossa dal Comitato si basa sull’uso del calendario ufficiale della Repubblica di Venezia, in vigore fino all’invasione Napoleonica del 1797. Nei documenti ufficiali della Serenissima, l’anno iniziava il 1° marzo:
Nei mesi di gennaio e febbraio i documenti venivano siglati con l’acronimo m.v. (More Veneto, ovvero “secondo l’uso veneto”).
Questo significava che, per il calendario veneziano, gennaio e febbraio erano gli ultimi due mesi dell’anno precedente rispetto al calendario gregoriano.
Il Comitato spinge forte su questo concetto per dimostrare l’assoluta indipendenza culturale e amministrativa che Venezia aveva nei confronti di Roma e del resto d’Europa.
Il “Celeberrimo” Calendario del 1° Marzo
L’operazione più famosa e di impatto visivo del Comitato (curata operativamente da Segato ) è la pubblicazione e distribuzione del Calendario Veneto.
Non si trattava di un semplice gadget, ma di uno strumento di contro-cultura identitaria:
Capovolgimento temporale: Il calendario iniziava a tutti gli effetti il 1° marzo.
I mesi: Venivano riportati con i nomi in lingua veneta (Marso, Avril, Majo…) e la numerazione originale (ricordando che settembre, ottobre, novembre e dicembre si chiamano così proprio perché erano il 7°, 8°, 9° e 10° mese a partire da marzo).
Contenuto storico: Ogni giorno o mese conteneva pillole di storia veneta, ricorrenze della Serenissima, battaglie, trattati e biografie di dogi, per fare una vera e propria operazione di alfabetizzazione storica del territorio.
Questo calendario divenne in breve tempo un cult negli ambienti autonomisti, appeso in uffici, sedi associative e persino in alcuni comuni e locali pubblici della regione.
L’eredità dell’iniziativa
Il lavoro del Comitato nei primi anni Duemila ha piantato un seme che ha germogliato ben oltre la vita dell’associazione stessa.
Se oggi il 1° marzo molte amministrazioni comunali del Veneto (da Treviso a Padova, fino a piccoli comuni della pedemontana) patrocinano eventi, concerti di musica vivaldiana, o rievocazioni tradizionali come il Batimarso (l’usanza di fare rumore con pentole e coperchi per svegliare la natura e scacciare l’inverno), lo si deve in grandissima parte all’opera di riscoperta avviata da Segato, Palmerini e dal loro Comitato per le Belle Costumanze Venete.
L’idea di Segato era chiara: far sì che il Capodanno Veneto uscisse dalle cerchie degli storici e diventasse una festa popolare visibile, paragonabile per orgoglio e attrattiva turistica al Capodanno Cinese.
Giuseppe Segato è deceduto improvvisamente il 26 marzo 2006, pochi giorni dopo le ultime manifestazioni per il Caodeano portate avanti come sempre con l’amico Loris Palmerini.
Il Comitato per le Belle Costumanze Venete continua ancora oggi la sua opera, prima con la direzione di Loris Palmerini, co-fondatore dell’iniziativa, poi anche da Mario Busato e Andrea Lunardon. Il Comitato non si è mai dato una forma giuridica diversa da quella di Comitato spontaneo.
Palmerini e gli esponenti del Comitato hanno continuato a curare e diffondere la tradizione del calendario del 1° marzo, mantenendo viva l’iniziativa e promuovendo la ricorrenza del More Veneto sul territorio, e avviando anche altre manifestazione come la “porseada”. Negli anni l’idea del Caodano è stata raccolta anche da diverse amministrazioni locali e assessori all’identità veneta di vari comuni della regione (come Limena, Mestrino e altri centri della pedemontana), che hanno continuato a organizzare eventi legati al Cao de Ano e al tradizionale Bati Marso, trasformando quella che era nata come una battaglia di nicchia in una serie di appuntamenti culturali e rievocativi diffusi sul territorio.
